Speciale Venezia .61
Izo

ORIZZONTI
Credits
Regia: MIIKE Takashi
Sceneggiatura: TAKECHI Shigenori
Produttori: FUKUMAKI Taizo, MATSUSHIMA Fujio
Musica: ENDO Kouji
Canzoni: TOMOKAWA Kazuki
Cast:
NAKAYAMA Kazuya, KNOMOI Kaori, MATSUDA Ryuhei, TOMOKAWA Kazuki, Beat Takeshi
Durata: 128'
Anno: 2004
Miike Takashi approda a Venezia, e in perfetta linea con lo stile anarchico, incontrollabile che lo contraddistingue, presenta un film al limite della comprensione. Un film complesso, che si presenta a più letture: che può coniugare la semplicità con la stessa inintelligibilità. Miike si spinge ben oltre Gozu, sposta il limite, se questo lavoro portato al festival di Cannes, era una splendida parodia autodistruttiva dei generi tradizionali giapponesi, Izo è un’invettiva contro qualsiasi sovrastruttura umana. Izo, il demone, è distruzione che deve essere collegata al ruolo fondamentale che essa ha nella cultura orientale; non deve essere interpretata come distruzione in senso assoluto, sarebbe fuorviante, nel pensiero orientale non esistono assoluti. Izo è il vuoto necessario da cui può scaturire il pieno. Il film si inserisce perfettamente nella tradizione del buddhismo chan (zen), non è un caso che la maggior parte dei dialoghi del film sia sostituita da koan zen. Miike stesso si supera costruendo qualcosa che si avvicina a una tipologia di koan visivi, così necessari a creare nello spettatore dei piccoli shock emotivi necessari a risvegliare da un certo torpore. Dicono bene due (dei mille) personaggi ad un certo punto della pellicola, commentando che ogni sistema presenta imperfezioni, che queste imperfezioni sono necessarie alla genesi stessa del sistema. Tutto è circolare e relativo. Izo è il demone purificatore che nel suo percorso deve essere in grado di distruggere tutto il superfluo, e mettere a nudo un sistema pleonastico, sovrabbondante.
Miike riesce così ad assemblare un film incredibile: lo sviluppo diegetico è quasi annullato, d’altra parte il tempo non conta, è un continuo ritorno, i massacri si susseguono circolarmente come in un’infinita ruota del samsara cui Izo non può sottrarsi. Ci regala situazioni paradossali dal punto di vista logico, come può venire in mente di affidare a Bob Sapp (un ammasso di steroidi e muscoli, lottatore nei circuiti di vale tudo e k1) il ruolo di un monaco capace di snocciolare raffinatissimi pensieri buddhisti? Straordinaria si rivela anche la scelta di raccontare gli avvenimenti tramite uno stralunato e folle cantore, che interviene nei momenti salienti del film catalizzando l’attenzione e assumendo, in un certo senso, il ruolo di un benshi sotto acidi.
Miike confeziona così un film difficile, forse tra i meno accessibili, ma che se si guarda, senza avere un approccio troppo razional-critico-occidentale, può regalare momenti di purissimo piacere cinematografico.
(Paolo Negrinotti)
Link utili:


