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Speciale XXIII Torino Film Festival

And the winner is...
Utsukushiki Tennen– Nuages d’Hier di Tsubokawa Takushi

di Alice Massa

Takeshis'

CONCORSO INTERNAZIONALE LUNGOMETRAGGI

Credits

Regia, soggetto, sceneggiatura, montaggio, produzione: Tsubokawa Takushi

Fotografia: Itagaki Yukihide

Musica: Tsubokawa Takushi e Sekijima takerō

Costumi: Hayafuji Maki

Interpreti: Takagi Hitoshi, Yoshida Hideko, Takahashi Kikuyo, Komatsu Masao,
Tokita Fujio, Manako Keiji, Yamada Goichi, Agata Morio, Kataoka Shōjirō, Uchida Shinichirō Kumasawa Dan, Itō Naomi.

Giappone, 2005, DigiBeta, 95'

Sito ufficiale

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Opera prima dell’appena trentatreenne Tsubokawa Takushi, Utsukushiki Tennen– Nuages d’Hier è un film davvero sorprendente. La prima cosa che sorprende è che, a detta dello stesso regista, la gestazione del film è durata quasi dieci anni. Tutto cominciò quando Tsubokawa venne a sapere che uno storico cinema della sua città natale, Oshamanbe, in Hokkaidō, l’isola all’estremo nord dell’arcipelago giapponese, sarebbe stato demolito. Il cinema era stato chiuso l’anno precedente la sua nascita, quindi non l’aveva mai visto “in funzione”. Da bambino, però, lo percepiva come una presenza affascinante e inquieta mentre con i suoi amici vi giocava a nascondino. Sentì quindi il bisogno di registrare in qualche modo l’esistenza, il passaggio sulla terra di questo cinema, e l’idea di un film cominciò a balenargli nella mente. A quel tempo però, Tsubokawa aveva altri progetti: voleva fare l’attore. Peccato che sul set insistesse nel dare consigli al regista di turno e fosse per questo costantemente invitato a farsi il suo, di film. Finalmente, si decise. Gli ci sono voluti quasi dieci anni, ma finalmente il suo film approda al Torino Film Festival. E vince il primo premio.

Utsukushiki Tennen è il titolo di una canzone composta nel 1902,  ancora oggi molto conosciuta, e costituisce anche il tema del film, insieme a Shijin no Tamashii. Una parte della storia si svolge negli anni Trenta: un proiezionista si innamora dell’eroina del film Utsukushiki Tennen, e quando scopre che nella seconda parte della pellicola lei sarebbe morta, decide di seppellire le bobine sulla spiaggia e sparire. Molti anni dopo, il proiezionista (Takagi Hitoshi), ormai molto anziano, si trasferisce a casa della figlia (Yoshida Hideko), che vive con la nipote (Takahashi Kikuyo). La vista di quest’ultima, per nulla contenta dell’arrivo del nonno, risveglia in lui molti ricordi: la ragazza infatti ha lo stesso volto dell’eroina del film Utsukushiki Tennen. Sono proprio queste le “nuvole di ieri” cui accenna il titolo internazionale: sottili e soffici memorie che ci portiamo dentro per molto tempo, e che poi a un certo punto fanno capolino dal cassetto della memoria, con un’intensità e una ineluttabilità capaci di fare male. Ma è un male dolce, un compiangere ciò che c’è stato e che non c’è più, e ciò che avrebbe potuto esserci ma non ci sarà mai. Anche la figlia del proiezionista vive in un mondo fatto di ricordi: primo fra tutti quello del marito, morto molti anni prima. Passa le sue giornate nella semi-oscurità dipingendo fiori. Alla nipote invece, non è concesso avere le sue “nuvole”: anche se porta sempre con sé una fotografia del padre, non ha di lui altri ricordi. Dice che vorrebbe almeno avere la possibilità di farlo cambiare d’abito, qualche volta.

I ricordi dell’anziano proiezionista, girati a colori, mentre il resto della pellicola è in bianco e nero, tornano sotto forma di flashback, tessere di un mosaico gioioso, colorato e poetico, con atmosfere e movimenti d’altri tempi, da film muto. Il rivivere questi ricordi scatenati tra le altre cose dal difficile rapporto con la nipote gli da la forza di cercare di dissotterrare le bobine sepolte settant’anni prima, gesto estremo di riconciliazione con il suo passato che gli costerà la vita. Ma non sarà inutile: sarà anzi un ultimo atto d’amore nei confronti della nipote che grazie alla comprensione, avvenuta senza alcun bisogno spiegazioni, di questo gesto, arriverà a vivere il passato del nonno, a colori, su una spiaggia di felliniana memoria, e lì riuscirà addirittura a incontrare suo padre. Potrà insomma costruire la sua “nuvola di ieri” e allo stesso tempo sarà depositaria dei ricordi del nonno. Il film si apre e si chiude con le due parti del film muto Utsukushiki Tennen: l’eredità del nonno, e con lui il cinema che, nella realtà, non esiste più, superano il tempo, e si dà il via alla proiezione delle Nuvole di Ieri. È proprio questa la testimonianza che Tsubokawa ci lascia del cinema che non c’è più, depositario di un passato che a questo punto faremo di tutto per non dimenticare.

Questo senso della memoria che pervade tutto il film non è solo legato alle vicende fondamentali della trama: è più che altro una sensazione di tristezza, qualcosa di non detto che pure non si riesce a scacciare perché ha un fascino misterioso che si attacca alla mente. I fiori, destinati ad appassire, che per questo devono essere fermati sulla tela, le farfalle che il padre/marito cacciava, che rappresentano la felicità di ognuno  e che vorremmo catturare, ma nel farlo inevitabilmente finiamo per ucciderla, la bicicletta, con la quale si può andare ovunque, dove lo decidono le braccia, quando lo decidono le gambe, il blu, il colore delle cose che non si possono toccare: il cielo, il mare…

Il film stesso, con il suo decennio di gestazione, è divenuto per chi ne ha fatto parte un’inevitabile fonte di memorie. Un mese dopo la fine delle riprese, Takagi Hitoshi, che impersonava l’anziano proiezionista venne improvvisamente a mancare senza poter vedere il film nella sua versione definitiva, e come lui, in tempi diversi, altre persone che avevano in vario modo partecipato alla realizzazione del film. Ogni proiezione del film è un modo per farli rivivere, ci ha detto Tsubokawa.

Il regista, nella produzione di Utsukushiki Tennen si è occupato di molte cose, dalla sceneggiatura, al montaggio, alla musica (insieme a Sekijima Takerō), con il suo gruppo Kumonosu Quartet che compare in parte anche nel film. Alcuni membri del gruppo impersonano infatti la band che accompagna il film muto Utsukushiki Tennen durante la prima parte della proiezione, e nel finale accompagnano la  chiusa sotto un ciliegio in fiore, poi su una spiaggia, verso il mare, verso il nulla. Tsubokawa fondò il gruppo nel 1998 proprio con l’intento di proporsi come accompagnatori dei film muti, un modo per non far scomparire tale tradizione che in Giappone si avvaleva anche della figura del benshi, che commentava le immagini in scena e impersonava le battute di tutti i personaggi.

Proprio da questo amore del regista per i film muti sembra in qualche modo nascere il senso di nostalgia, di dolcezza e forse di rimpianto che aleggia per tutta la pellicola, ma in un certo senso anche intorno al regista stesso. Tsubokawa infatti è rimasto molto colpito dal fatto che il Cinema Lux di Torino, teatro storico in cui sono avvenute tutte e quattro le proiezioni del suo film, sarebbe stato di lì a poco demolito per far spazio ad una multisala. Ci ha detto che senza dubbio è stato proprio il cinema Lux a chiamarlo. La storia si ripete, in un inarrestabile susseguirsi di eventi che non lascia tregua a chi abbia voglia di farsi trasportare dalle nuvole di ieri.


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