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Speciale Far East Film 6

FAR EAST FILM

L'altro oriente

Dance with the WindÈ toccato alla Corea del Sud aprire e chiudere questa sesta edizione del Far East Film Festival. Grandi successi commerciali in patria, i film coreani scelti per la vetrina friulana confermano lo stato di salute di una produzione media in crescita che predilige soprattutto un cinema di genere, ben rappresentato qui a Udine dall'erotico al dramma di guerra, dalla commedia all'horror. Ed è Dance With The Wind di Park Jung-woo ad aprire 'le danze'. Park Jung-woo, già sceneggiatore di successo, è passato alla regia per raccontare con i ritmi della commedia i cambiamenti nei costumi del popolo coreano ormai avviato verso la modernizzazione. Il protagonista, innamoratosi del ballo quasi per caso, cerca di imporre la sua scelta come ideale di vita e di arte scontrandosi con la famiglia e la società. Il ballo è il protagonista assoluto di una commedia brillante nel complesso ben riuscita, dove qualche lungaggine qua e là è riscattata da alcuni momenti assolutamente esilaranti. Non si può dire lo stesso per un'altra commedia, Singles, che sulle tracce della commedia sofisticata racconta da un punto di vista femminile le vicissitudini di un gruppo di giovani alle soglie dei trenta (anni) divisi tra carriera e sentimenti. Il film, privo di gag argute e momenti intensi, cede volentieri a situazioni demenziali e stereotipate e nonostante l'assenza del classico happy end lo sguardo del regista resta in superficie. Più convincente e riuscito il dramma della ventottenne Lee Eon-hee, Ing... che, soprattutto nella prima parte, riesce a tratteggiare la triste storia di Min-ah senza patetismo attraverso lo speciale rapporto madre e figlia e con qualche momento di leggerezza creato dalle tenere incursioni nella vita di Min-ah del tenace vicino di casa, Young-Jae, deciso a conquistarla ad ogni costo. Con Once Upon a Time in High School: Spirit of Jeet Kune Do si passa poi ad un dramma sociale il cui pregio è quello di mostrare l'autoritarismo e la violenza nelle scuole nella Corea degli anni Settanta. Purtroppo però il regista indugia su particolari inutili e momenti melo che impediscono al film di mantenere il giusto ritmo e allo spettatore di essere sopraffatto dalla noia. Unico horror presente al festival, The Uninvited (fatta eccezione per l'insolito Buppha Ratree del tailandese Yuthlert Sippapak) si perde, a mio avviso, in un dramma psicologico incapace di creare i giusti momenti di suspence che il genere avrebbe richiesto.Singles

Infine, due i film che affrontano in modo diverso il recente passato della penisola coreana. Kang Je-gyu affronta la guerra di Corea con un blockbuster, Tae Guk Gi, che delinea gli anni della guerra di Corea attraverso il rapporto di due fratelli sudcoreani costretti ad arruolarsi e ad andare al fronte a combattere. Destinato a passare alla storia come il film più costoso finora prodotto dalla cinematografia coreana, Tae Guk Gi dopo un buon inizio imbocca la strada del kolossal epico poco originale, privo di alcun picco drammatico, dove gli unici protagonisti sono i combattimenti e le esplosioni continue. All'estremo opposto, in chiave più contenuta e introspettiva, Hong Ki-seon con The Road Taken, tutto ambientato in un carcere, racconta la storia vera di Kim Sun-myung, arrestato nel 1951 per essersi schierato con il Nord durante la guerra di Corea e liberato solo negli anni Novanta perché non ha mai accettato di firmare un'abiura delle sue convinzioni politiche. La macchina da presa segue il protagonista, raccontandone le sofferenze di uomo e la coerenza delle sue scelte sostenute fino alle estreme conseguenze, sforzandosi di delineare un'immagine del nordcoreano comunista lontana da quella rappresentazione monocorde di personaggio negativo, cattivo o spia, obbligatoria fino a qualche anno fa.

Cell phoneAlle prese con una censura molto rigida, trasformazioni economiche e sociali che stanno cambiando il volto di quel continente, i giovani registi cinesi presenti quest'anno a Udine, attraverso semplici operazioni commerciali o più impegnative opere autoriali passando anche attraverso ardite sperimentazioni, sembrano focalizzare la loro attenzione sull'unità minima della società: la coppia. Li Shaohong in Baober in Love ci racconta la nascita di una insana storia d'amore in modo del tutto originale mescolando elementi di pop art e incubi horror, verosimile e scene fantastiche. Da un'opera traboccante di sperimentazione ad un film più commerciale come Cell Phone che utilizza il telefono cellulare, strumento di comunicazione contemporaneo per eccellenza, per mettere in scena le incomprensioni, le bugie, l'incomunicabilità nei rapporti interpersonali e affettivi. Un soggetto interessante per una buona commedia di costume che il film però mantiene sterile, sia nei dialoghi che nella messa in scena. Sul versante più impegnato, cosiddetto autoriale, Zhang Yuan ci ha offerto, tra gli altri, una commedia romantica sui generis, Green Tea, ambientata in una Pechino ultramoderna dove una giovane docente di lettere, alla ricerca dell'uomo da sposare, accetta appuntamenti al buio, fino a che non incontra un Chen Ming-liang affascinato dai suoi racconti e dall'alone di mistero che la ragazza si è creata… Partendo da una sceneggiatura quasi inesistente Zhang Yuan dà prova di sé in un bel saggio di messa in scena, aiutato in ciò dalla bravura dei due protagonisti e dall'eleganza della fotografia di Chris Doyle che contribuisce a creare un'atmosfera onirica e confusa culminante in un finale seducente. Non si può poi dimenticare il curatissimo The Coldest Day, girato in digitale e virato quasi totalmente nelle tonalità del grigio, del bianco e del nero per aumentare l'effetto di freddo, gelo sentimentale della coppia. Nato da una serie di testimonianze ed esperienze sulla vita di coppia raccolte dal giovane Xie Dong alla sua prima regia, il film racconta di un quadrilatero amoroso, dei tradimenti che portano alla rottura degli equilibri della coppia e l'inevitabile separazione dei due protagonisti appartenenti alla middle class in una Pechino moderna e lussuosa. Ciò che sorprende immediatamente delle storie viste è proprio l'ambientazione. Coprotagonista di tutte queste storie è una Pechino inedita, quasi irriconoscibile agli occhi di un occidentale. Una città divisa tra tradizione e modernità, vuota e irreale - fatta di lofts tipicamente metropolitani, gallerie d'arte e night club eleganti o al contrario di anonime palestre, discoteche e studi televisivi - che partecipa a creare quel senso di vuoto comunicativo, subito o voluto, nei rapporti interpersonali e affettivi.

Green TeaA metà strada tra produzione di genere e film d'autore la selezione di film hongkonghesi si è dimostrata la più eclettica e capace di stupire. Ibridazioni, accostamenti di generi portati fino all'assurdo o studiati per creare parodia hanno creato un'identità cinematografica, un modello di rappresentazione originale di fronte al quale lo spettatore occidentale deve accostarsi azzerando il proprio sistema percettivo e dando prova di un'elasticità emotiva, come giustamente rileva Alberto Pezzotta nel suo libro Tutto il cinema di Hong Kong, notevole. Tra i titoli selezionati per il Far East si sono visti alcuni buoni esempi di questa originalità creativa tutta hongkonghese come il Men Suddenly in Black del giovane Pang Ho-cheung, i due ultimi film di Johnny To, i due episodi conclusivi della trilogia Infernal Affairs diretti da Andrew Lau e altro ancora. Dopo il veto posto dalla sua casa di produzione alla sua idea di girare una storia di gangsters classica, Pang Ho-cheung, come egli stesso ha dichiarato, si è divertito a travestire una commedia in un poliziesco. Liberamente tratto da Wise Wises and Foolish Husbands di Chor Yuen, Men Suddlenly in Black racconta le vicende di quattro uomini alle prese con il bisogno di tradire le proprie mogli e fidanzate, il tutto rappresentato come una missione improrogabile e motivo di onore maschile, mescolando gangster, azione e black comedy con grande padronanza dei ritmi. Altro esempio di totale libertà e di imprevedibilità compositiva è Running On Karma, miglior film, migliore regia e migliore sceneggiatura agli ultimi Hong Kong Film Award. Il penultimo film di Johnny To, diretto a quattro mani con Wai Ka-fai, è un miscuglio di generi - commedia, azione, thriller - e di temi: filosofia buddista e muscoli, karma e inseguimenti. Tra perplessità e stupore davanti all'esibito artificio di alcuni elementi (ad esempio il corpo posticcio da culturista di Andy Lau nei panni di un monaco buddista) per la prima ora l'eclettismo delle immagini ti lascia piacevolmente stordito sulla poltrona; peccato che il film perda colpi quando dalla città il racconto si sposta nella foresta e l'intento didascalico prende il sopravvento. Personalmente, invece, ho trovato un po' deludente il prequel di Infernal Affaire. Più corale e se possibile ancor più contorto del primo, tanto che rischi di perderti nei meandri della storia, Infernal Affairs II racconta l'iniziazione dei protagonisti, la corruzione e la collisione della polizia con le triadi, abbracciando un arco temporale molto, troppo, ampio; il tutto accompagnato da una colonna sonora, a mio avviso, eccessiva e a tratti pomposa. In questo coacervo di personaggi e fatti svettano su tutto e tutti l'astuto Eric Tsang (Sam), il prudente Anthony Wong (Wong) e la splendida Carina Lau nei panni della moglie del gangster Sam. Meno caotico del prequel, l'ultimo atto della saga invece riprende le tracce del thriller psicologico, servendosi di molti flashback per sviluppare le ulteriori sfaccettature dei caratteri dei protagonisti (Yan, fantasma a momenti taciturno e nervoso, a momenti innamorato, Ming sempre più torturato dalla sua posizione e dai sensi di colpa per la morte di Yan) e svelare tutte le tessere del puzzle. Ovviamente non poteva mancare il film che si prendesse gioco del genere poliziesco: Dragon Loaded, con molti riferimenti proprio a Infernal Affairs e PTU di Johnny To.

Running on KarmaMolto varia si è rivelata la scelta delle commedie. Tratto da un famoso libro dell'illustratore e scrittore taiwanese Jimmy Liao, Turn Left Turn Right è il primo film in lingua cinese con marchio Warner Bros. Johnny To e Wai Ka-fai giocano con i codici della commedia romantica divertendosi a manipolare il destino avverso di due 'anime gemelle' al punto da ridurre il film a una sottilissima traccia narrativa dove però ogni singolo dettaglio, narrattivo e visivo, è curato nei minimi particolari. Il meccanismo è utilizzato in modo sistematico, non senza alcuni momenti ripetitivi, fino allo scioglimento dell'intreccio: un'improbabile scossa sismica fa crollare il muro che separa i due protagonisti che possono così riunirsi, questa volta per sempre. Altra divertente e divertita variante del genere è Elixir of Love, film in costume pieno di colore. Commedia dell'assurdo, romanticismo e comicità si rincorrono fino allo scontato finale fiabesco. Più convenzionali nel trattamento, invece, Lost in Time, un melò con lieto fine dal ritmo pacato e lineare, e Truth or Dare: 6th Floor Rear Flat di Barbara Wong che dopo alcuni lavori indipendenti passa al cinema mainstream con un film di ambiente giovanilistico a basso costo, piacevole per la prima mezzora grazie alla spensieratezza dei giovani interpreti e alla naturalezza delle scene di gruppo. Poi il racconto prende una strada più convenzionale: nella storia fanno capolino alcuni adulti e con essi anche un intento moralistico. Da ricordare la spassosa interpretazione di Hau Woon-ling nei panni di un'attempata padrona di casa che partecipa divertita ai giochi dei suoi giovani dirimpettai.

Infine dalla Tailandia e dalle Filippine, cinematografie ancora giovani che faticano a trovare una loro identità, sono giunti alcuni film divertenti e insoliti come Gagamboy, Beatiful Boxer, Buppa Ratree, Keka animati da improbabili supereroi, kickboxer travestiti, fantasmi e vendicatrici romantiche, frutto della fantasia e del bisogno di espressione di giovani autori come Quark Henares, Erik Matti, Jeffrey Jeturian che lasciano ben sperare per il futuro di queste due cinematografie. (Cinzia Chiarion)

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