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Speciale 1° Festival Internazionale del Cinema d'Animazione di Chiavari

 

Durante il Festival di Chiavari il gruppo Neoneiga ha potuto intervistare Yamamura Koji, regista indipendente di animazione. Di seguito è riportata la trascrizione dell'intervista.

 

Neoneiga: Nell'omaggio all'animazione giapponese indipendente che abbiamo visto in questo festival emerge la presenza di un leitmotiv , cioè la circolarità, la ripetizione. Sia a livello di forma, sia a livello di contenuto. Lei può confermarci questa impressione? Può darci una Sua interpretazione?

Yamamura: Non mi ero accorto di questa cosa. Ora che me lo fate notare devo pensarci un attimo... Riflettendoci, credo che questo sia correlato in un certo senso con le convinzioni filosofico-religiose dei giapponesi, in particolari quelle buddiste, per le quali la vita non è altro che un circolo di morti e di reincarnazioni. Può essere che, siccome questo è un tipo di pensiero radicato nei giapponesi, in maniera inconsapevole esso si manifesti nelle nostre opere.

N: Infatti, abbiamo notato che anche nel suo film, Atama Yama, è percepibile una certa circolarità nella narrazione: ad esempio la pianta che cresce sulla testa del protagonista è tagliata più volte, eppure ogni volta ricresce; oppure il gioco di specchi del finale, quando il personaggio si tuffa ripetutamente all'interno della propria testa. Vorremmo che ci spiegasse i motivi di questa scelta. Forse per sottolineare la nevrosi del personaggio?

Y: Innanzitutto volevo esprimere il senso dello scorrere naturale del tempo, del continuo susseguirsi delle stagioni. Autunno, inverno, primavera, estate: la natura muore, la natura rinasce. Per quanto possano sfiorire, gli alberi ricrescono continuamente. Innanzitutto c'è dunque la concezione della circolarità del tempo, dell'alternanza e del ritorno. Un altro significato è legato invece all'interiorità delle persone, ai sentimenti. Infatti la scena finale del film metaforizza il guardarsi «dentro» dell'uomo. Quest'uomo si guarda all'interno e cerca di capire se stesso, ma si trova chiuso come in un labirinto. Per quanto cerchi un'uscita, una soluzione, non fa altro che ritornare al punto di partenza. Dunque questa è una metafora della ricerca interiore, della difficoltà di capire se stessi.

N: Ultimamente i più rinomati festival cinematografici europei, come Cannes, Berlino e Venezia, hanno dato visibilità ad alcuni lungometraggi animati giapponesi, quelli però prodotti dalle grandi major. Allo stesso tempo bisogna dire che i corti indipendenti sono stati un po' dimenticati, sono stati relegati ai festival specializzati. Vorremmo sapere la Sua opinione riguardo a questa situazione..

Y: Credo nella forza dell'animazione indipendente giapponese e vorrei al più presto che tornasse una situazione in cui essa possa rivedersi nuovamente nei principali festival, i quali attualmente non sembrano altro che una passerella di attori famosi. Sicuramente anche fra le produzioni dell'animazione ad alto budget delle major ci sono dei prodotti interessanti. Prodotti di valore che meritano dunque attenzione. Però sono anche convinto che, dal punto di vista contenutistico, i film indipendenti siano molto più complessi ed interessanti. Anche per questo sono contento che in questo festival ci sia stata una retrospettiva sulla storia del film di animazione indipendente.

N: Alcuni autori dell'animazione indipendente sostengono che i lunghi tempi di lavorazione richiesti dai film incidono sull'essenza, sul significato degli stessi. Anche per Lei è così?

Y: Ho impiegato sei anni per realizzare Atama Yama. Ripensandoci ora sono contento del risultato, e anche di aver adoperato così tanto tempo per raggiungerlo, perché se avessi impiegato solo un anno o due difficilmente avrei ottenuto lo stesso risultato. Senz'altro occorre molto tempo per arrivare a dei prodotti di qualità. Tuttavia va detto che anche tra i lavori realizzati in breve tempo possono trovarsi prodotti interessanti.

N: Com'è attualmente in Giappone la distribuzione dei cortometraggi indipendenti? La televisione, in particolare, offre spazio a questi prodotti, oppure è dominata esclusivamente dalle serie televisive che conosciamo anche qui in Italia?

Y: In Giappone non esiste alcuna distribuzione dei cortometraggi indipendenti. La distribuzione dei lavori è opera dell'autore. Il mio però è un caso particolare. Grazie ai premi che ha ottenuto nei festival stranieri, Atama Yama ha avuto maggiore visibilità anche da parte delle televisioni, perciò sono stato facilitato nella distribuzione del mio lavoro. Per altri autori giapponesi la situazione non è così rosea.

N: Quali sono le ragioni che La hanno portata a intraprendere la via dell'animazione? Cosa sente in questo mezzo di espressione?

Y: Inizialmente sono stato molto affascinato nei festival internazionali dalle autoproduzioni russe e canadesi. In seguito ho voluto anch'io cimentarmi con questa forma di espressione. In Giappone la maggior parte dell'animazione segue il modello dominante. Io invece sono interessato a sfruttarne il potenziale visivo in altre maniere, più originali. Secondo me è più facile esprimere un punto di vista particolare e personale attraverso l'animazione indipendente, piuttosto che attraverso quella ad alto budget, la quale raggruppa al suo interno il lavoro di molte persone. Lavorando da solo posso davvero esprimere il mio personale punto di vista, le mie personali idee. Nonostante le ovvie limitazioni in cui incorre l'animazione indipendente, sono convinto che essa rimane un mezzo più forte.

 

Intervista condotta da Stefano Gariglio
Traduzione di Christian Posucco 
Trascrizione di Luca Manfrin  

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