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Tsukamoto Shin’ya

Profilo

Tsukamoto Shin’ya nasce a Tokyo, nel quartiere di Shibuya il 1 gennaio 1960.

All’età di quattordici anni inizia a girare con una 8 mm, regalo di compleanno del padre, delineando già la sua visionaria e personale concezione di cinema ma, a causa dei suoi studi sulla pittura a olio lascia il suo hobby da parte per un po’. Diplomatosi in arte alla Nihon University crea nel 1985 il Kaiju Theater (Teatro dei mostri marini), un gruppo teatrale di stampo underground per il quale produce tre testi drammatici.

Arrivano così i primi cortometraggi come Mostri di grandezza naturale (Futsu saizu no kaijin, 1986) e Le avventure del ragazzo palo elettrico (Denchu kozo no boken, 1987), quest’ultimo vincitore del Gran Premio al Pia film festival di Tokyo, in cui si premiano le opere di artisti emergenti.

Nel 1988 vede la luce Tetsuo, il suo primo film girato in 16mm e 35mm divenuto ormai un cult movie per tutti gli amanti del cyberpunk e del cinema visionario d’avant garde. Tsukamoto ne è regista, attore, sceneggiatore, tecnico delle luci, addetto agli effetti speciali oltre che coreografo e produttore con il suo Kaijū Theater. Questa indipendenza e artigianalità, con un controllo pressoché totale sull’opera diventeranno una costante in quasi tutti i lavori del regista.

Per Tetsuo, Tsukamoto ammette chiaramente di essersi ispirato alle opere di David Lynch (Eraserhead) e David Cronenberg (Videodrome) che reputa i suoi padri spirituali.

Tetsuo conquistò il Premio per la miglior pellicola al Fantafestival (festival internazionale del cinema fantastico) di Roma del 1989 e il premio Speciale della giuria al Festival Internazionale di Toronto del 1990.

Grazie al successo ottenuto, la major Shochiku lo scelse per dirigere un film in 35mm, la favola-horror Hiruko. Il cacciatore di fantasmi (Hiruko –Yokai hanta, 1991). Ma questa fu una piccola parentesi per Tsukamoto che qualche anno dopo, con i soldi ottenuti da questo lavoro “su commissione” poté tornare alla produzione indipendente realizzando Tetsuo II: body hammer (1993) che ebbe nuovamente successo vincendo ben otto premi internazionali tra cui quelli di Taormina e Montreal.

Non esattamente una parte seconda quanto piuttosto, sempre secondo le ammissioni del regista, un desiderio di passare dall’horror del primo ad un tipo di fantascienza d’azione, mantenendo lo stesso nome, Tetsuo, quasi come un marchio di fabbrica.

Tra il 1993 e il 1995 realizza alcuni cortometraggi per MTV-Nippon, sino al suo grande ritorno sullo schermo con Tokyo fist (1995), dove ancora una volta esplora le ossessioni, l’alienazione e la violenza di una tra le società più avanzate del mondo, analizzando questa volta non più il rapporto tra la carne e il metallo bensì tra la carne e il dolore come presa di coscienza del corpo stesso.

Inoltre, si fa più stretto il legame ossessivo tra la metropoli e il corpo umano, un discorso iniziato con TetsuoII e che diventerà una delle peculiarità della poetica di Tsukamoto.

Successivamente nel 1998 gira Bullet ballet, in cui amplia questa formula dalla lotta tra uomo e habitat a quella tra generazioni differenti.

Altra opera per una major, la Toho Sedic, è Gemini (Soseiji, 1999) tratto da un racconto dello scrittore Ranpō Edogawa. Per la prima volta, Tsukamoto non prende in considerazione la contemporaneità, ma ambienta questa nuova vicenda che potremmo definire un amour fou, verso la fine del periodo Meiji, intorno al 1910.

L’ultima sua fatica è Il serpente di giugno (Rokugatsu no hebi, 2002), presentato alla Mostra del cinema di Venezia, dove ha vinto il premio speciale nella sezione Controcorrente presieduta da Enrico Ghezzi.

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