Profilo
Giovane
regista indipendente, é forse colui che meglio potrebbe raccogliere,
in chiave più commercialmente accessibile, l'eredità di
certo cinema di Tsukamoto Shinya e Miike Takashi.
Nella sua ancora breve filmografia non si possono non ricordare tutti
e 4 i lungometraggi finora realizzati, tasselli essenziali, per completare
il quadro di un regista che é arrivato con il suo ultimo "9
Souls" ad un'ottima maturazione artistica.
Toyoda si fa notare con "Pornostar " (1998), suo primo lavoro,
girato con un budget limitatissimo e senza autorizzazione (salvo quelle
che contano davvero) nei quartieri caldi dei settori yakuza di Tokyo.
Con "Unchain" (2000) arriverà a descrivere la realtà
dell'universo pugilistico giapponese con risultati, forse, meno soddisfacenti.
Con "Blue Spring" (2001), si giunge ad una sorta di svolta,
sia dal punto di vista produttivo (dove per la prima volta collabora
con un'equipe di produttori già nota per avere lavorato con Miike
Takashi) e soprattutto da quello del soggetto. Per la prima volta si
trova un folto cast di giovani attori, scelti per rappresentare le grosse
difficoltà e l'insofferenza (il tutto filmicamente amplificato)
della realtà degli studenti in Giappone. Il volto semi-androgino
dell'attore Matsuda Ryuhei regala al film una marcia in più e
tutti gli elementi (compresa la presenza di Matsuda) narrativi ed interpretativi
riuscitissimi di "Blue Spring" si ritroveranno, con sviluppo
e approfondimento ancora maggiori, nell'ultimo "9Souls": nove
ragazzi in fuga da un carcere e da una realtà avversa, alla riscoperta
di loro stessi e del mondo che ancora così poco conoscono.
F.R.
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