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Iwai Shunji

Profilo

Nato nel 1964 a Sendai, Iwai Shunji si è affermato in breve tempo come regista televisivo di tendenza. Nei suoi primi lavori, video musicali, spot televisivi e poi serie per la tv, si può riconoscere l’origine del suo stile, così particolare, che verrà poi ampiamente sviluppato nei lavori cinematografici. Tale stile, che qualcuno ha definito “Iwai aesthetics” assecondando il desiderio dello stesso Iwai di essere considerato non solo un regista ma anche una sorta di pittore, si compone principalmente di colori molto vivi e saturi, luci ai limiti della sovraesposizione e macchina a braccio alternata a piani fissi. Il primo riconoscimento ufficiale arriva nel 1993, quando riceve il premio come miglior opera prima assegnato dall’Associazione Registi Giapponesi per il medio-metraggio per la tv Fireworks- Should we see it from the side or the bottom? (Uchiage hanabi: shita kara miru ka? Yoko kara miru ka?, 1993). Da allora, Iwai ha intrapreso un percorso che, pur non abbandonando le caratteristiche stilistiche già adottate in precedenza, esplora territori più oscuri, metaforici, in un certo senso autoriali. E’ il caso di Undo (id, 1994) e PiCNiC (id, 1994), due medio-metraggi che esplorano, in modi diversi, le deviazioni della mente cui può portare la società con le sue convenzioni a senso unico. Protagonisti di PiCNic sono Asano Tadanobu e Chara, (cantante pop protagonista anche del successivo Swallowtail Butterfly - Swallowtail, 1996) che in seguito a questo incontro finiranno per sposarsi. Il vero successo di pubblico arriva con Love Letter, (id, 1995) che ha per protagonista l’idol Nakayama Miho. Con questo film inoltre, Iwai si propone definitivamente come portavoce delle giovani donne metropolitane, vere spettatrici dei suoi film, delle quali ricrea la realtà sullo schermo utilizzando un’estetica visiva di sicuro impatto. Il successo di Love Letter è ripetuto l’anno successivo da Swallowtail Butterfly, storia di immigrati in una Tokyo del futuro prossimo. Film anomalo, Swallowtail Butterfly si pone al di fuori del filone trendy riproposto due anni più tardi con April Story (Shigatsu Monogatari, 1998), che ancora una volta ha come protagonista un’idol, Matsu Takako. I due filoni si fondono però nel film più conosciuto e più discusso di Iwai, All about Lily Chou Chou (Riri Shu Shu no Subete, 2001), che nasce da un progetto senza precedenti, che confonde i media partendo dal web per arrivare agli schermi cinematografici. Il film infatti è il frutto di un romanzo nato sul web e scritto non solo da Iwai ma anche dagli utenti di una chat dedicata alla cantante Lily Chou Chou, cantante fittizia, inventata dallo stesso regista. Affascinato dalla realtà del web (ma forse sarebbe più giusto dire dalla realtà che sul web può essere creata), Iwai ha scelto di pubblicare sul web tre cortometraggi che sono poi diventati un film, Hana and Alice (Hana to Arisu, 2004).  Poco apprezzato all’estero, conosciuto in patria solo come “il regista di Love Letter”, Iwai è riuscito comunque a mantenere una certa solidità, a non cadere completamente nel mainstream senza però rifiutarne i mezzi, per creare uno stile davvero unico, che alcuni definiscono patinato, insipido, di maniera, altri semplice, spontaneo, da togliere il fiato. Quel che è certo è che Iwai si pone al di fuori di ogni categorizzazione, ed è per questo che nessuno fino ad oggi è riuscito a dargli un posto nella nuova cinematografia giapponese.

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