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Ishii Takashi

Profilo

Ishii TakashiNato nel 1946 a Sendai, è conosciuto in Occidente soprattutto per il primo episodio del dittico Gonin, oscura discesa in un mondo criminale e disperato, la cui notorietà è da attribuire in parte alla presenza di “Beat” Takeshi, in un ruolo a lui congeniale.

Ishi passa alla realizzazione di sceneggiature presso la Nikkatsu dopo avere esordito come autore di manga, dai quali ha spesso tratto i propri soggetti. Tra i principali autori con i quali ha collaborato, ricordiamo Tanaka Noboru (Angel guts: Nami, 1978), Sômai Shinji (Love hotel, 1985) e Ikeda Toshiharu (Evil dead trap, 1988). È solo verso la fine degli anni Ottanta che Ishii passa dietro la macchina da presa, con un nuovo capitolo della serie Angel guts: Red vertigo (1988).

I film di Ishii, per lo più tutte variazioni sugli stessi temi (la vendetta come passo necessario per risollevarsi dall'abisso; le dinamiche tra i sessi e lo stupro; un implicito ma pregnante legame omosessuale a legare i personaggi), sono segnati da atmosfere lugubri e sensuali, da un'oscurità permanente, e da una violenza che non cede mai all'ironia (come invece avviene, ad esempio, nelle rivisitazioni dello yakuza eiga ad opera dei “colleghi” Kitano e Miike), ma che è costantemente impregnata da un pesante senso di tragedia, tanto carico ed intenso da cadere talvolta nel kitsch e nel ridicolo. La regia di Ishii, pur racchiusa da una certa coerenza stilistica (un vero e proprio marchio di fabbrica, unitamente all'immaginario da pinku eiga che il regista non ha mai completamente abbandonato dopo gli esordi) è, nella sua intensità e libertà espressiva, equidistante tanto dalle tentazioni astrazionistiche di Kitano o Kurosawa Kiyoshi, quanto da un ruolo puramente funzionale all'intreccio. Alle pesanti tematiche trattate del regista corrisponde infatti una regia ugualmente forte e indipendente, capace di invigorire il discorso decostruendolo, congelandolo, con una follia rappresentativa che va a braccetto con la realtà portata in scena.

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