| Nightmare Detective | |
Trama Accadono strani omicidi a Tokyo. Inoltre alcune persone desiderose di suicidarsi, vengono brutalmente assassinate nel sonno. Ad indagare sul caso è una giovane detective mai stata su luoghi di delitti, pur avendo grandi capacità investigative. A coadiuvarla in questo difficile caso sarà un giovane ragazzo con il potere di entrare nei sogni (o incubi) altrui. Insieme scopriranno una verità a dir poco agghiacciante. |
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Credits Regia e sceneggiatura: Tsukamoto Shin’ya Montaggio: Tsukamoto Shin’ya Interpreti: Matsuda Ryuhei, Hitomi, Ando Masanobu, Tsukamoto Shin’ya Durata: 109 min. Anno: 2006 |
Commento Nella filmografia di Tsukamoto Nightmare detective sembra apparire come un’altra concessione ad una major, come successe per Hiruko the Goblin e Gemini. Da una parte il regista cede ad una moda che ha cessato di essere movimento (il J-Horror), dall’altra rinuncia ad alcune sue ossessioni chiave, essenziali nella sua filmografia precedente. Nightmare detective infatti è solo attraversato liminarmente da linee autoriali risalenti alle altre opere tsukamotiane: l’intersezione di carne e metallo (centrale nei due Tetsuo, in Tokyo Fist, persino in Vital) è illustrata senza sottofondi significanti, nel personaggio interpretato dallo stesso Tsukamoto, quando, nel finale, un agglomerato di carne e sangue si mostra alla detective che segue il caso. Ma, come detto, è solo uno strumento semi-gore, la cui funzionalità si limita ad uno shock visivo destinato allo spettatore. La sessualità come forma di liberazione dalle imposizioni sociali (presente soprattutto in Tetsuo, Tokyo Fist, A snake of June) è totalmente annullata in favore di altre tematiche, che però rimangono a margine. C’è soprattutto la messa in scena di una città opprimente, metafora di una società contemporanea schizofrenica e claustrofobica, capace di sterilizzare ogni gesto d’amore e di gentilezza. La critica ad una corsa al successo è incarnata dallo stesso personaggio femminile, che rinuncia ad una vita di sentimenti sinceri e altruistici in favore di una carriera assicurata. Ad illuminarla è lo stesso Tsukamoto, quando le parla al telefono. È inoltre essenziale l’analisi della morte non come “paura del vuoto” quanto “felicità dell’eternità”. Nightmare detective si lega inoltre ad altre opere giapponesi che vedono nello strumento tecnologico l’unico spazio comunicativo. Come in Pulse di Kurosawa e in The Call di Miike, Tsukamoto fa comunicare i propri personaggi con il cellulare o con Internet, suggerendo quindi non tanto la morte in quanto tale, quanto la cessazione della voglia di vivere, perpetrata attraverso l’annullamento della comunicazione, avvenuto a sua volta attraverso l’azzeramento delle distanze realizzato con l’innovazione tecnologica di questi anni. |
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Giudizio: |
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