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DEATH NOTE (serie TV)
locandina

Trama

Il giovane Yagami Light, studente dall’intuito smisurato, raccoglie da terra un quaderno paranormale lasciato cadere nel nostro mondo da uno shinigami annoiato. Scrivendo sulle sue pagine è possibile uccidere a distanza una persona, a patto che se ne conosca sia il nome sia il volto. Senza esitare Light decide di servirsene per cancellare il crimine dal mondo e dar vita ad una nuova epoca senza più malvagità. Tra le sue mani il quaderno porta la morte a centinaia di criminali in tutto il mondo, compresi quelli che già si trovano dietro le sbarre. Sebbene l’opinione pubblica sia dalla sua parte, Light si trova a combattere contro l’INTERPOL che non può accettare l’esistenza di un giustiziere nascosto nell’ombra. Per risalire alla sua identità viene ingaggiato L, un geniale ragazzo dall’aspetto autistico, già artefice della risoluzione di diversi casi. Tra L e Light si accende una sfida a distanza…

Credits

Titolo originale: Desu nōto (t.l.: Il quaderno della morte)

Serie Tv - Animazione

Regia: Araki Tetsuro

Sceneggiatura: Inoue Toshiki, dal manga di Ōba Tsugumi

Disegno personaggi: Kitao Masaru

Durata: 37 episodi X 23’

Anno: 2006-2007

Commento

Death Note è sicuramente l’anime cardine della stagione 2006/2007 tanto è stata entusiastica l’accoglienza da parte dei cultori dell’animazione e della moderna serialità televisiva. Le ragioni di questo successo sono molte: un soggetto semplice ma originale sviluppato al meglio fin dalle prime battute; una sceneggiatura decisamente sopra la media, dinamica al punto giusto, che trasmette empatia e suspense, priva di lungaggini e ridondanze, e lontana dalla maggior parte dei cliché degli anime; un intreccio cervellotico capace di rilanciarsi di continuo, dove i colpi di scena sono all’ordine del minuto, con decine di trovate stimolanti e ben congegnate; uno studio dei personaggi piuttosto accurato e una sfida tra “cervelloni nascosti nell’ombra” come da tempo non se ne vedevano: quasi un Infernal Affairs elevato all’ennesima potenza. In effetti Death Note dimostra ancora una volta come l’animazione giapponese riesca a mantenersi giovane, creando storie ai margini dei generi (in questo caso l’horror), riducendo quasi a comparse i suoi abitanti naturali (gli shinigami) e senza temere di invertire i canonici ruoli di buono e cattivo (gli spettatori si sono divisi tra chi sostiene Light e chi L). Perché allora non elevare Death Note al titolo di “nuovo Evangelion” ? Perché il punto di forza dell’anime, la storia, è anche la sua debolezza. Death Note non lascia nulla all’immaginazione, ogni cosa è spiegata pedissequamente dai personaggi, le voci interiori dominano la scena rendendoci partecipi di ogni mossa, deduzione, interpretazione di ciò che è avvenuto o sta per avvenire. L’evolversi degli eventi perde poi di credibilità con il progredire degli episodi tanti sono gli sviluppi, gli snodi, i capovolgimenti di scena, le coincidenze, i voltafaccia e i doppi-giochi dei personaggi che si accumulano senza che lo spettatore abbia quasi il tempo di comprenderli e valutarli. Non ci sono pause, non ci sono distrazioni, la narrazione non conosce esitazioni. C’è invece una sensazione di impotenza da parte dello spettatore, frustrato dal non poter bloccare almeno per un momento questo pendolo a moto perpetuo dal forte potere ipnotico. Su tutto dominano i primi piani dei personaggi che pensano, pensano, pensano… e poi parlano, parlano, parlano… senza annoiare, tutt’altro, ma ahimè trasmettendo un senso generale di “spocchia” dovuto al loro essere perfetti, inarrestabili, al “sapere sempre quello che bisogna dire” per rilanciare la sfida al proprio nemico e allo spettatore. La regia, pienamente asservita alla sceneggiatura, non ha il tempo o la volontà di manifestarsi autonomamente nello stile (sebbene non manchino le occasioni) scansando la ricerca formale e limitandosi ad un’operazione di (alto) mestiere all’insegna della fedeltà del manga originale. Ottimi i disegni, buone le animazioni e discontinue le musiche. Un finale contestatissimo e tanto su cui pensare… (Stefano Gariglio, 12/07/07)

Giudizio: 3 occhi

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