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Torna Kagemusha a Torino

Categoria: - alice, 13 Apr 2006 @ 18:20

Dopo il successo delle edizioni passate, dal 9 maggio al 9 luglio torna a Torino Kagemusha - L’ombra del guerriero, con il titolo L’uomo, l’Altro, il Confronto. E proprio il confronto, necessario ad ogni tipo di interazione nel mondo di oggi ma purtroppo non sempre favorito, è il tema principale della mostra, che ancora una volta si avvale di una serie di iniziative collaterali, grazie alla collaborazione indispensabile della Scuola di Cultura e Discipline Orientali Yoshin Ryu, quali esibizioni e workshop delle più tradizionali arti giapponesi: dalla cerimonia del tè all’arte della spada, dalla calligrafia all’arte della lancia. Nello spazio espositivo, si potranno ammirare antiche armature da samurai del XV secolo, katana, oggetti riutuali e di uso quotidiano accanto a oggetti della tradizione bellica occidentale, installazioni ispirate al tema del confronto, registrazioni e filmati.

www.kagemusha.it
www.yoshinryu.com

9 Commenti a “Torna Kagemusha a Torino”

  1. kinoppi dice:

    Speriamo non sia la minestra dell’altra volta riscaldata (con alcune spade bruttissime e messinscene ad effetto), visto che costa anche un botto di soldi.

  2. momotaro dice:

    Personalmente l’avevo trovata molto bella proprio per quelle “messinscene ad effetto”, che però facevano parte integrante
    della cultura e del modo di vedere il mondo.
    L’approfondimento sulle maschere poi, era un tocco particolare, che si mishiava (giustamente) con le credenze religiose.
    Insomma, non una brutta mostra, anche con gli oggetti come spade, armature ed oggetti quotidiani spiegati in sinossi
    approfondite e competenti.
    Per il prezzo, non ricordo bene ma penso di aver pagato sui 5-6 euro.

  3. kinoppi dice:

    Non dico che non ci siano stati anche begli oggetti esposti, alcune delle manifestazioni annesse sembravano anche interessanti.
    Però non ho trovato compentenza sia nei testi che in alcune spiegazioni di contorno, in mezzo alle armi in prestito c’erano oggetti di valore scarso
    (alcuni oggetti, rotoli, armi moderne, “antiquariato” indiano) tanta pubblicità agli organizzatori con musiche suggestive… Ma anche tanti stereotipi (ninja ecc.) fatti passare come cultura giapponese e molto poca “tradizione”, solo discorsi molto vaghi.

  4. kinoppi dice:

    Siccome nel nuovo sito ho visto alcuni oggetti che c’erano già l’altra volta (maschere, spada indiana) non vorrei che si trattasse degli stessi oggetti rimessi in mostra magari allo stesso prezzo (che non mi sembra basso per la piccolezza della mostra).

  5. Shinobu dice:

    Personalmente sono stata in giappone molto tempo e mi occupo proprio di questa cultura per lavoro. Non so kinoppi quale sia la tua occupazione o competenza, ma credo che il tuo giudizio non sia molto obiettivo. Ho visto quasi tutte le precedenti edizioni di kagemusha (ho perso la prima mi sembra) e devo dire che, sempre a parer mio, sia una delle migliori mostre sul giappone che abbia visto in Italia. L\’edizione sulle maschere poi è stata davvero straordinaria, sia per la qualità e rarità dei pezzi esposti, sia per l\’approfondimento culturale alla ricerca di radici comuni tra culture geograficamente distanti. Mi sembra poi evidente che alcuni oggetti tibetani e indiani, di poco valore economico, fossero rappresentativi delle lontane radici dei più pregiati oggetti esposti (armi in particolare) di estrazione nipponica.
    Per quanto riguarda i ninja anche a me subito ha dato fastidio, ma mi sembrava strano che in un\’esposizione così curata ci fosse un tale scivolone e così ho deciso di documentarmi un po\’ di più su un argomento che conoscevo solo attraverso gadget, commercio, film e stereotipi. Nell\’ultimo viaggio a Kyoto mi sono accorta che i giapponesi più anziani hanno ancora un riverente rispetto verso queste figure e sono restii persino a parlarne. Mi è capitato però di incontrare una persona sui settanta stranamente disponibile al dialogo e in risposta alle mie domande mi ha chiesto come potessi pretendere di conoscere la storia di queste figure quando nemmeno loro la potevano conoscere interamente, perchè la storia viene scritta dai vinti, che spesso si inventano tutto di sana piana a loro \”uso e consumo\”. Poi mi ha parlato di un certo Hatsumi, che non era altro che un fisioterapista che si era inventato un business sui ninja assieme a un americano, facendosi passare come un autentico maestro solo perchè in possesso di alcune carte che in passato sancivano un passaggio di conoscenza.
    Insomma i ninja fanno parte della tradizione giapponese, non come ci fanno credere i media e chi si improvvisa maestro di ninjutsu, ma assieme a un percorso di conoscenza di se stessi che in effetti ho ritrovato nella mostra dell\’anno scorso, che ho guardato con occhi diversi.
    Che dire poi della cerimonia del tè e dello shodo, mi sembrava di essere in giappone anche se per pochi minuti! In più il costo del biglietto era il più basso ( 5 euro ) di tutte le mostre presenti a Torino e Milano in quel periodo! Quindi mi sembra proprio poco obiettivo i tuo post kinoppi. Adesso aspetto qualche weekend con qualche evento in particolare e vado a vedere anche questa.

  6. kinoppi dice:

    Il mio giudizio è solo la mia opinione. Parli giapponese?

  7. Kinoppi dice:

    Forse no.

  8. Andrea dice:

    **In risposta a Shinobu**

    Ciao Shinobu, vorrei dirti alcune parole circa quel che hai menzionato riguardo al “business ninja” di Hatsumi.

    Pratico da più di un decennio l’arte marziale che lui ha divulgato in occidente a partire dagli anni 70 sotto il nome di Budo Taijutsu (in origine Ninpo Taijutsu), e ho avuto modo di conoscere il Maestro durante la sua (unica) visita in Italia, nel 1998.
    Capisco che la tua sia solo un’opinione su quanto hai sentito in giro, posso però dirti che Hatsumi non è un ciarlatano e non c’è assolutamente nulla di vero riguardo ad un presunto accordo fatto con un americano.
    Il Maestro Hatsumi è “Soke” (caposcuola) di 9 antiche scuole di arti marziali giapponesi (sia di origine samurai che di origine ninja), pertanto da molto tempo la sua immagine è stata legata al ninjutsu, materia nel quale il Maestro è decisamente esperto.

    Negli anni 70 ci sono state delle persone che sono corse in Giappone per potere studiare direttamente con questo Maestro e alcuni di loro sono via via divenuti istruttori, aprendo varie succursali nel mondo, esattamente com’è stato fatto per le più comuni arti marziali giapponesi anch’esse diffusesi in occidente (vedi Kendo, Jujitsu, Aikido, ecc).
    Per questo motivo, non si può accusare questa persona di aver lucrato diffondendo un’arte marziale (di cui lui è erede), perchè altrimenti tutti i maestri giapponesi che hanno diffuso la propria arte in occidente sarebbero al suo pari.
    Chiaramente, può succedere che alcuni di questi suoi seguaci occidentali abbia preso una piega più orientata al business, soprattutto usando a scopo di lucro il suo nome e la sua immagine, ma di individui di questo tipo (purtroppo) il mondo è pieno (e li possiamo trovare in tutte le discipline, basti pensare a quelli che si sono creati un metodo di arti marziali “proprietario” solo perchè sono stati ritratti anni fa in una foto assieme a Bruce Lee!!!).

    Gli argomenti studiati nella scuola di Hatsumi, la Bujinkan Dojo (l’organizzazione creata per raccogliere sotto un’unico nome le 9 scuole di cui è erede), sono molto vasti e posso dirti che si tratta di cose molto lontane da quanto mi è capitato di vedere nelle altre arti marziali che ho praticato in precedenza, per intenderci: non è un mix di varie discipline confezionato su misura in una “arte marziale fai da te”. Spero di avere fatto un pò di chiarezza su quanto si dica in giro di Hatsumi.

    Per quel che riguarda la Yoshin Ryu torinese, ho assistito varie volte alle loro mostre e, onestamente, mi sono tutto sommato piaciute abbastanza: ma questo perchè sono innamorato di quasi tutto ciò che è giapponese ^__°.
    Piccola nota: “Kagemusha” significa “Guerriero Ombra”, non “Ombra del Guerriero” = “Musha no kage”.
    L’unica perplessità che ho è che ogni tanto mi chiedo da dove provenga l’arte marziale che studiano, visto che il presidente dell’associazione si propone come “caposcuola” dello stile, sebbene sia italiano.

    Il fatto è che in Giappone esistono varie arti marziali che contengono il nome “Yoshin Ryu”.
    Ad esempio tra le più antiche troviamo la Hontai Yoshin Ryu Jujutsu che esiste da centinaia di anni ed ha un attuale caposcuola che è, ragionevolmente, giapponese (il Maestro Inoue).
    O la Yoshin Ryu Naginatajutsu, capeggiata da Koyama Sensei.
    Perfino nella Bujinkan Dojo (l’organizzazione di Hatsumi), una delle 9 scuole studiate è la “Takagi Yoshin Ryu Jutaijutsu”, derivante dalla Hontai Yoshin Ryu citata in precedenza, in quanto uno dei migliori studenti del 13° caposcuola si specializzò in tecniche diverse, creando una vera e propria scuola parallela (cambiando una parte del nome).

    Mi viene un pò strano pensare che una scuola così impregnata della tradizione giapponese abbia un caposcuola piemontese, non trovi?
    Chiaramente questa è una mia opinione personale, per cui sarei grato se qualcuno volesse darmi chiarimenti circa la linealogia dei capiscuola del ramo italiano della Yoshin Ryu Jutaijutsu.
    Credo che sia il minimo, per un onesto praticante di arti marziali, conoscere l’autenticità di un metodo.

    Per concludere, è vero che i Ninja fanno parte della storia e della tradizione giapponese, così come è vero che esistono un sacco di impostori al mondo che si spacciano come “maestri ninja” e che speculano sull’ignoranza della gente comune riguardo a certi temi.

    I miei migliori saluti,
    Andrea

  9. pustierla dice:

    Ma dai anche qui le solite storie… Andrea ottima spiegazione. Anche se non pratico nessuna delle arti marziali in questione apprezzo la chiarezza. In Yoshin ryu ci sono anche ottime persone, purtroppo alcuni credono ancora alle favole. L’unico problema è che qualcuno per sostenerle insinua le voci più incredibili fingendo esperienze “giapponesi” che dimostrano invece scarsa dimestichezza con la cultura di questo paese… In modo abbastanza evidente.

    ciao

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