neo(N)eiga - Archivio: Torino Film Festival 2003

Torino Film Festival 2003

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Il Torino Film Festival quest'anno ha abolito nipponica ma in compenso ha proposto molti film orientali di grande qualità, a partire dall'omaggio a Fukasaku Kinji (morto l'anno scorso senza aver finito il suo ultimo film) fino alla mini-retrospettive malesiana. Una serie di proposte di buon livello che in fondo non fanno rimpiangere la mancanza di una sezione dedicata esclusivamente al Giappone che spesso è risultata invece di qualità discutibile.
Di seguito riportiamo due tabelle con i nostri voti sui film orientali presenti quest'anno al TFF accompagnati da alcune righe di commento (basta cliccare sul voto) e l'elenco degli articoli inerenti il festival. Per ora sono pochi ma stanno crescendo, i nostri tempi di elaborazione sono un po' lunghi (vedi avviso in home page).
Rimandiamo al sito del Torino Film Festival per Cast & Credits completi dei film


Giappone Cinzia Fabio Fulvio Giacomo Luca
Hako 8

6.5 9
Battle Royale
7 7 7 7.5
Battle Royale 2 5 5 7
?
Ju-on 2

5 6 7.5
Hako

Piccolo film molto coraggioso, esempio di un'indipendenza artistica a 360 gradi. Riesce a miscelare narrazione e astrattismo visivo in una storia, quella di una scatola monolitica tra gli uomini, che rinnova in modo personale la riflessione sul rapporto uomo-tecnologia senza lo sguardo antropocentrico e apocalittico di tanto cinema cyber-punk anni '80 e '90. (Cinzia)

BR2

Una sceneggiatura da telefilm americano, in alcuni momenti a dir poco imbarazzante. A metà film non vedi l'ora che il countdown dei sopravvissuti accelleri inesorabilmente e si arrivi presto alla fine. A mio avviso, una riflessione sul terrorismo e l'antiamericanismo dovrebbe essere altra cosa! (Cinzia)

BR2

Nonostante il didascalismo da no global il film funziona e ha i suoi momenti migliori proprio nella citazione guerresca da Soldato Ryan e Full Metal Jacket (Fulvio)

BR2

Fukasaku Kinji è morto dopo il primo giorno di riprese e si vede, poveri noi! Fukasaku Kenta (figlio di Kinji e sceneggiatore dei due BR) non ha mai diretto un film, pesca di qua e di la ma soprattutto da Spielberg. La dinamica adulti/non-adulti qui prende strade perverse se non grottesche. Un film sconcertante, esplicitamente e ferocemente anti-americano ma troppo superficiale e kitch per risultare credibile. Però Takeuchi Riki nel ruolo del professore è splendido! (lcs)

BR2

Con questo film si è chiaramente di fronte ad un regista inesperto. Con tutto quello che ne consegue. Il figlio di Kinji, Kenta non riesce a trasmettere nulla di buono con il suo lavoro. Le scene migliori (quelle dello sbarco sull' isola dei ragazzi) seppur girate bene, sembrano una copia del soldato Ryan di Spielberg. Il didascalismo impera dall'inizio e sopratutto alla fine. Forse solo lidea iniziale può essere ricollegata al pensiere di Fukasaku Kinji, per il resto del film si salva poco. Nemmeno la presenza di Takeuchi Riki (impegnato in un ruolo troppo farsesco) ne risolleva le sorti . (Fabio)

BR

C'è di meglio, ma Battle Royale è ugualmente un film fontamentale per il cinema giapponese degli ultimi anni. Certo, non aspettiamoci riflessioni troppo profonde o coerenti, tuttavia Fukasaku non ha perso la capacità di inchiodare lo spettatore, e il film scorre che è un piacere. Almeno nella prima parte. (Giacomo)

BR

In una paese in cui ad ognuno è assegnato un posto preciso in pratica da quando si sceglie il liceo (solo in Giappone?) Fukasaku rappresenta con spettacolare violenza le aspirazioni repressive della sociètà degli adulti, votata al produttivismo e all’efficientismo, nei confronti di quella degli adolescenti, vittime impotenti di un gioco al massacro in cui l’unica regola è che vince il più forte. (lcs)

BR

Un film riuscito. Indubbiamente, almeno al botteghino. Un film che ha i suoi punti di forza nella presenza di Kitano e nella formula iniziale della sceneggiatura: lo sterminio dei giovani l'uno con l'altro per ovviare ad un problema di criminalità in Giappone. Solo inizialmente, appunto, il film cattura fino in fondo. A metà pellicola si ha l'impressione di riassistere al ripetersi di scene già viste. Da considerare indubbiamente come il vero testamento di Fukasaku. (Fabio).

Hako

Film interessate, a tratti visivamente molto suggestivo. O forse è solo estetizzante? E' realmente motivata la scelta di una fotografia così estrema nella sua ricercatezza? L'idea della nascita di un nuovo mondo metallico non è nuova (Tetsuo), ma è nuova la maniera di raccontarla: non più in un delirio cyber-punk, bensì con i toni del racconto per bambini. Talvolta straordinario, talvolta troppo didascalico e naif, quasi sempliciotto. (Giacomo)

Hako

Un film dall'apparenza artigianale, girato in uno splendido 16mm bianco e nero. Delicatamente naif, riesce a commuovere facendo recitare una scatola. (lcs)

Ju-on 2

Deludente, privo di fantasia oltrechè di tensione, non subisce un'insufficienza grave solo per il suo montaggio temporale. (Fulvio)

Ju-on 2

Nakata è tutt'altra cosa. Per non parlare di Kurosawa. Shimizu ha avuto una bella idea: la struttura del film. E l'ha usata per quattro volte. Forse in questo Juon 2 riesce ad utilizzarla al meglio, e ad incastrare tutti i pezzi nella maniera più ottimale e spaventosa. Per il resto: alcune scene efficaci, un orrore più rumoroso del normale psycho-horror, ma ugualmente terrorizzante, una recitazione pessima, tante (troppe) furbe citazioni e furtarelli, e alcune sequenze sulla soglia del ridicolo. (Giacomo)

Ju-on 2

Juon 2 fa paura, molta paura, direi che da un horror non si possa chiedere di meglio. Ma è anche un film intelligente, Shimizu sa giocare con il genere come farebbe un Wes Craven e narrativamente procede non linearmente, costringendo lo spettatore a dover progressivamante mettere insieme i pezzi che compongono questo bel puzzle visionario e terrificante. La scena in cui un soffitto si ricopre di capelle fa raggelare il sangue. (lcs)

 

The Coast Guard

La triste vicenda di un soldato che uccide un civile ed impazzisce, assieme alla fidanzata dell'assassinato. Un buon film, che però manca di quello sguardo onirico surreale che tanto aveva giovato agli altri film di Ki-Duk . Forse in un periodo come questo non giova, allo spettatore, la vista costante di un campo di addestramento militare, di uniformi e di armi. Un maggiore approfondimento dei personaggi ed un approccio meno realistico, avrebbero forse giovato al risultato finale.( Fabio)

The Coast Guard

Un Kim Ki-duk sotto tono, svogliato, schematico, che ripropone situazioni e personaggi tipici della sua filmografia ma senza l'impatto, l'inventiva, l'intensità visiva delle opere precedenti. Anche sequenze come quella della ragazza che nell'acquario morde un pesce vivo sembrano appiccicate lì a forza, come per farci notare che il noioso ripetersi di scazzottate e situazioni sempre identiche che stiamo guardando è in realtà un film di Kim Ki-Duk. E' comunque un buon film. Deludente, però. (Giacomo)

The Coast Guard

Non è certo il più bel film di Kim Ki-Duk, forse un po' facile e "meccanico" in certi passaggi narrativi (la follia dei solita coppia protagonista si manifesta in modo troppo sbrigativo, a mio avviso) ma è comunque un'esperimento interessante. La tipica dialettica bene-male, amore-odio, dolcezza-violenza, normalmente legata esclusivamente al privato, qui si inserisce in un contesto politico e pubblico: il silenzioso conflitto Corea del Sud-Corea del Nord, ultimo anacronistico angolo di guerra fredda. (lcs)

Luce Invisibile

Dal Giappone alla Corea il video-diario intimo sembra una forma privilegiata (si pensi al lavoro di Naomi Kawase) di analisi del sè e del proprio intimo rapporto con il mondo. Gina Kim, coreana in fuga negli Usa, dopo aver registrato la propria quotidiana lotta con un'esistenza senza più radici, realizza questa versione cinematografica del suo diario privato. Il suo intimo conflitto sì fa quindi in qualche modo pubblico, la sua esistenza divisa a metà si manifesta nelle due donne protagoniste del film, entambe alla ricerca di un'identità perduta. Una sfida che nel mondo globalizzato/globalizzante sembra persa in partenza. (lcs)

Memories of Murder

Classico e , se vogliamo, "clichettario", riesce a tenere lo spettatore in uno stato emotivo di ottima tensione che si rafforza soprattutto nel finale. Menzione d'onore alla scena di pioggia nella risaia, mossa come delle onde dal vento, da cui spunta l'assassino. (Fulvio)

Memories of Murder

Un ottimo poliziesco, che ha due qualità fondamentali: innanzitutto riesce a costruire qualcosa di nuovo e profondo pur partendo da clichè paleolitici come quello della coppia di investigatori dai caratteri rispettivamente agli antipodi. In secondo luogo, al contrario di molti film coreani dello stesso genere, non esagera mai. Ben girato, ben scritto, ben recitato. Forse non svetta, ma è inattaccabile. (Giacomo)

Memories of Murder

Un ottimo thriller-poliziesco, di grande qualità visiva (i coreani da questo punto di vista stupiscono ogni volta) e narrativamente niente affatto scontato. Al racconto di un caso di omicidio mai risolto fanno infatti da sfondo lotte civili (represse nel sangue) e contraddizioni, anch'esse irrisolvibili, di un paese diviso in due o forse in quattro: nord-sud, est-ovest. (lcs)

Rabun

Esordio alla regia per una regista malese che ha deciso di utilizzare come protagonisti del film i suoi reali genitori. Il risultato è un film molto tenero, che racconta la vita di una famiglia ma soprattutto dei due anziani genitori. I punti di forza sono appunto il rapporto tra i due anziani e la semplice ma efficace sceneggiatura. Mgari con un po' più di intrigo staremmo parlando di capolavoro. (Fabio)

Room to Let

Un film noioso, con una fotografia volutamente troppo contrastata e fastidiosa. Troppo forzatamente ricercato, troppi pochi dialoghi e le immagini non compensano affatto la carenza di questi ultimi. Tsai Ming Liang ha fatto di molto molto meglio. (Fabio)

Room to Let

Divertente, a tratti sorprendente, forse un po' troppo furbo. Di Tsai Ming Linag non conserva certo la profondità, ma ne trae soltanto le situazioni, le ambientazioni, i personaggi, schiacciando maggiormente il pedale del grottesco e ricorrendo all'uso del racconto (laddove in Tsai basta l'immagine a raccontare) per far prendere vita a invisibili personaggi appartenenti al passato, che diventano i veri protagonisti del film riempiendo le stanze vuote della casa. (Giacomo)

Save the Green Planet

Esordio felice quello del giovane Jun-Hwan Jang. Ha stupito piacevolmente con l’eccesso di una storia, che può apparire allo stesso tempo un grande minestrone di stili e omaggi o un bel gioiellino costruito ad opera d’arte, dove nel thriller più crudo e cupo c’è la capacità di farti ridere con scene grottesche e surreali o di farti respirare e sospirare inserendo senza stonature toni poetici venati da una malinconica nostalgia. (Cinzia)

Save the Green Planet

Eccezionale bignami di tutto l'ultimo cinema orientale: eccessivo, disturbante, surreale, ridicolo, melò,"volante", sbavato e nello stesso tempo perfetto. (Fulvio)

Save the Green Planet

Il film più vivace tra gli orientali contemporanei a Torino e tutto sommato anche il più riuscito. Guardandolo si attraversano tutti gli stati d'animo: dalla risata alla tensione, dalla tristezza, alla rabbia. Sicuramente molto originele e ben girato .(Fabio)

Save the Green Planet

In Corea il cinema è davvero in fermento e in questo film ci sono davvero tutte le strade possibili: dalla commedia grottesca al film di sci-fi, dal thriller poliziesco all'horror passando per il dramma intimista. Visivamente è uno spettacolo di fuochi d'artificio, coloratissimo e multiforme. Da qui in poi tutto è possibile. (lcs)

So Close

Un film molto leggero, quasi quanto le mosse acrobatiche delle sue protagoniste tra le quali spicca Shu Qi, musa di Hou Hsiao-hsien in Millenium Mambo. "So Close" è un buon prodotto di intrattenimento puro (segnate dalla morte violenta dei genitori, due sorelle vivono rubando e uccidendo su commissione), che unisce un intreccio ben orchestrato (non a caso il soggetto e la sceneggiatura sono di Jeff Lau) non senza alcuni momenti di pura suspence alternati a scene anche esilaranti, una buona colonna sonora, il tutto condito da effetti speciali che nulla hanno da invidiare ai parenti hollywoodiani. (Cinzia)

altro oriente Cinzia Fabio Fulvio Giacomo Luca
Coast Guard (The) (CdS)
6.5
6.5 7
Geu Jip Ap (Luce Invisibile, CdS)



8
Memories of Murder (CdS)

8 7.5 8
Rabun (Malesia)
6


Room to let (Malesia)
4
7
Save the green planet (CdS) 7 7 9
7.5
So Close (HK) 6.5



 


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